L’OLEIFICAZIONE

L’OLEIFICAZIONE

Già defogliate in fase di raccolta grazie a setacci manuali, le olive erano caricate sulla tramoggia da cui, poco per volta, venivano immesse nella vasca delle “molazze”, dove le pesanti ruote di granito le schiacciavano, riducendole in pasta.

Ultimata la molitura, la pasta di olive veniva caricata su vasche a ruote, per essere portata alle presse. Qui, la pasta veniva disposta sui “fiscoli”, dischi di juta intrecciata collocati all’interno delle quattro presse del frantoio: una a funzionamento manuale (tipo “Meschini”), azionata dall’operatore con una leva di ferro che consentiva ad ogni scatto di aumentare la forza della pressione, e le più recenti, ad azione idraulica, posizionate durante l’ammodernamento dalla società “Veraci”.

Il risultato di questa pressatura era quindi condotto, attraverso tubazioni metalliche, fino a una centrifuga che separava l’olio dall’acqua di vegetazione, consentendo di smaltire quest’ultima nell’apposita vasca di raccolta e di ottenere così l’olio da destinare al deposito. All’interno della pressa rimaneva la sansa, residuo solido del processo di oleificazione, che veniva portata fuori a fine pressatura per essere utilizzata come fertilizzante nei campi.